INSPIRATION

Le mie sono borse dallo spirito antico che vogliono vivere in un mondo moderno.
Ricordo quando mia nonna mi raccontava le storie del paese, accomodata su uno sgabello col cuscino broccato e polveroso, mentre l’aspro ronzio della macchina per cucire accompagnava la sua voce.
Le mie borse sono delle donne vissute in epoche lontane, che conservano tutto il mistero di una tradizione “fatta a mano” e non si imbarazzano nel camminare tra le strade di un presente che è già futuro.
Il Tombolo è un’arte antica.
In Molise risale al 1503 una trina a tombolo prodotta dalle religiose del convento di S. Maria delle Monache. Questi ricami erano amati dalla Regina Giovanna III d'Aragona, che aveva avuto come appannaggio matrimoniale la città di Isernia da re Ferrante. La sovrana, durante i periodi di villeggiatura, istruita dalle più capaci signore di Isernia, si divertiva a lavorare sul tombolo con i fuselli, detti “ri tummarielli”, legnetti di forma allungata sui quali vengono avvolti i singoli fili.
Per le donne era simbiosi con il lavoro nei campi, con il lavoro in casa, con le galline che ruspavano becchime ed erba sull'aia.
Da bambine si imparava la difficile e faticosa arte del fare “ru pallone”; il tamburo circolare, imbottito in crine e segatura, ricoperto di morbido panno e stoffe colorate, era la base sulla quale veniva realizzato il pizzo intrecciando i fili e fissandoli opportunamente con degli spilli dalla testa colorata.
Era un'arte, quella dei “tummarielli” e spilli,  che rovinava gli occhi ed a cui bisognava esercitarsi da bambine, altrimenti si perdeva la pazienza e non si acquistava la passione. Gli si dedicava l'impegno che si poteva, anche solo pochi minuti al giorno.
Quel lavoro per le donne era una specie di salvadanaio del tempo. Le mie borse amano vestirsi a festa.
Ma le mie borse sono anche donne riservate, non sfacciate.
Silenziose come quando, sedute, erano intente a ricamare e muovevano le mani sicure. Avevano ripetuto gli stessi gesti migliaia di volte.
Le dita danzavano con rapidità stringendo i fuselli, che ora tendevano il filo sottilissimo e ora lo allentavano, per trasformarlo in un minuscolo nodo tra migliaia.
Lo spillo pungeva il disegno, trafiggeva la carta, e si nascondeva dopo aver tratteggiato astratte geometrie. Le mie borse amano vestirsi “a tombolo”, ricamate con quella stessa tecnica.
I disegni ricamati sono semplici, leggeri, spontanei, simili ai “sumi-e” (墨絵) giapponesi, dipinti con inchiostro nero e tutte le gradazioni che esso può avere diluendolo con l’acqua.
Vogliono cogliere l’essenza della natura, accordandosi con quel movimento ritmico dello spirito che è presente in ogni cosa.

 

My bags have an old soul that want to live in a modern world.
I remember when my grandmother was telling me the tales of the town, comfortable in her stool with a dusty brocade pillow, while the harsh buzzing from the sewing machine was accompaning with her voice.
My bags are like women that lived in far away centuries. Women that carry the mistery of a “hand made” tradition, but that are not shy to walk in the streets of a present that is already the future.
The Tombolo is an ancient art.
We need to go back to 1503 in Molise to find the first lace made with the tombolo technique by the nuns at the monanstery of S. Maria delle Monache. These embroideries were particularly loved by queen Giovanna III d’Aragona, who received the city of Isernia as nuptial appanage from king Ferrante. Taught by the most skilled women of Isernia, the queen liked to entertain herself working on the tombolo with fuselli, also called “ri tummarielli”, tiny long sticks used to reel in the single threads.
For women this was in harmony with the work in the fields, the work at home, the chickens that were eating grass in the yard.
Women used to learn the difficult and laborious art of making “ru pallone” since a young age. The circular drum stuffed with horse hair and sawdust, covered with soft cloths and colorful fabrics, was the base for making the lace by weaving the threads together and securing them with colorful pins.
The art of the pins and “tummarielli” was so precise that it was necessary to start practicing since children, otherwise you would lose your patience before you started gaining your passion. Women would committ to it as much as they could, even if it was only a few minutes a day.
This job for women was a sort of moneybox of time.
My bags love to dress up.
But my bags are also women that are discreet, not impudent.
They are quiet like while sitting down embroidering and moving their confident hands. They would repeat the same gestures a thousand times.
Their fingers were rapidly dancing while holding the fuselli, first pulling the thin thread then loosening it, to transform it into a tiny little knot among a thousand other ones.
The pin was piercing the drawing, running through the paper, and hiding after tracing abstract geometries. My bags love to dress up like “tombolo”, embroidered with this same technique.
The embroidered drawings are simple, light, spontaneous, and similar to the Japanese “sumi-e” (墨絵), that were painted with black ink into all the shades possible by diluting the ink with water.
The drawings want to gather the essence of nature, harmonizing with the rythmic movement of the spirit within.

 

 

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